In Australia è
considerato lo sport
nazionale e ora sta
sbarcando anche
in Italia. È un incrocio tra
il calcio e il rugby, anche
se è molto più simile a
quest'ultimo, si chiama
Australian Football e a
giugno prenderà
ufficialmente il via, anche
nel nostro Paese, il primo
campionato nazionale di
questo sport.
Al
momento sono solo quattro le
società impegnate,
sparse tra Roma, Genova,
Milano e Lugano. Un
importante punto di partenza
dopo il debutto dello scorso
anno che ha visto la
nazionale azzurra
partecipare, nel mese di
ottobre, alla Coppa Europa
organizzata a Samobor in
Croazia. Il torneo è
suddiviso in quattro tappe,
una per città in cui ogni
team disputerà due incontri,
per poi concludersi con la
grande finale, nella
Capitale, il 4 settembre
prossimo.
Le aspettative per lo
sviluppo del calcio
australiano in Italia sono
altissime,
tanto che l'Afl,
la federazione di questo
sport, travolta
dall'entusiasmo di tanti
giovani e
dall'interessamento di
alcune televisioni, spera di
poter organizzare a Milano
la prossima Coppa Europa,
evento conclusivo della
stagione.
Sport
nato in Oceania, è molto
diffuso in India, ma anche
in Europa e in Sud
America, mentre a
livello regolamentare, nel
nostro continente ci sono
delle diversità a causa
della sua recente
importazione, che si è
dovuta adattare all'assenza
di strutture idonee. Il
Football australiano
originale vede contrapposte
due squadre di 18 persone e
si gioca su di un campo
ovale, spesso di cricket,
lungo fino a 180 metri e
largo 155, quasi quattro
volte quello di calcio.
In Italia i giocatori sono
in numero inferiore in
quanto l'area utilizzata è
rettangolare e
grande quanto quella di
rugby. Il gioco inoltre si
caratterizza per il
movimento veloce e libero
della palla, cosa che
affascina le migliaia di
spettatori australiani che
riempiono i grandi stadi
(fino a 100mila posti di
capienza), la quale può
essere passata ai compagni
in ogni modo (in avanti,
indietro con i pugni o con i
piedi). Lo scopo è quello di
segnare un gol, facendo
passare l'ovale in mezzo a
porte simili a quelle del
rugby. La differenza è nel
numero dei pali, quattro
invece che due, messi uno di
fianco all'altro, con
punteggi che variano a
seconda che si centrino
quelli di mezzo piuttosto
che quelli laterali.
La storia di questa
disciplina risale
addirittura al 1858, quando
si giocò la
prima partita,
anche se il primo
regolamento ufficiale fu
codificato l'anno
successivo. Presenta
similarità con il calcio
gaelico, anche se la
principale differenza è
nella forma del pallone,
normalmente in pelle di
canguro, ovale piuttosto che
rotondo. Nello Stato del
Victoria fin dal 1877 sono
stati organizzati i primi
campionati.
Rispetto al rugby o al più
rude Football americano,
questo sport non
richiede fisici
massicci in grado di reggere
i placcaggi, piuttosto una
certa forma atletica, agile
e veloce. Una volta
agguantato l'avversario
questo deve lasciare l'ovale
e non può continuare a
correre (con la palla in
mano come in altri sport),
anche se a volte i contatti
ci sono e possono essere
violenti e spettacolari,
mentre una ricezione al volo
permette di rimanere
smarcati fino al momento in
cui si decide di passare il
pallone. È quindi in aria
che avvengono i maggiori
scontri, quando si deve
saltare più in alto
dell'avversario e dove tutto
è lecito, mentre la corsa è
determinante per guadagnare
terreno verso la porta.
Regole che ad un primo
impatto possono sembrare
molto complicate
, ma basta
farci un po' l'occhio e
risultano subito semplici.
Tra poco più di due mesi
prenderà il via il primo
campionato italiano e chissà
se l'iniziale curiosità non
porti in auge uno sport
tanto nuovo, per noi
italiani, quanto storico,
per chi lo pratica da un
secolo e mezzo.