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Il Ministro Chris Evans annuncia a Canberra, l'8 febbraio scorso l'entrata in vigore di nuove norme sull' immigrazione basate sulla effettiva esigenza occupazionale e sulla aderenza professionale agli standard australiani e lingua inglese.
La nuova normativa australiana sull'emigrazione professionale non cambia nulla per quanto riguarda l'emigrazione italiana. Conferma anzi quello che è sempre stato il pensiero dell'Associazione Italia-Australia
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Al termine del suo soggiorno in Australia, il presidente dell’Associazione Italia- Australia, Vincenzo Romiti, commentando le recenti disposizioni in materia di visti di emigrazione, ha affermato che per quanto riguarda l’interesse degli italiani ad emigrare in Australia queste norme confermano quello che e’ stato da sempre il pensiero dell’Associazione ed i suoi agenti di fiducia di emigrazione per quanto riguarda l'emigrazione professionale italiana. Gli italiani che scelgono l'Australia per il loro futuro e quindi vi vogliono emigrare devono essere preparati ad avere un piano basato su fatti sicuri e concreti ed avere disponibilità finanziarie sufficienti alla sua realizzazione. In concreto la normativa che nel corrente anno sarà gradualmente introdotta prevede che il riconoscimento professionale sia basato su un certo numero di anni , mediamente da due a tre, di studi universitari svolti presso università australiane selezionate a questo scopo. Niente di nuovo, per quanto riguarda l’emigrazione italiana, ha commentato Vincenzo Romiti. L’Italia è un paese di in cui i laureati sono quelli che più a stento riescono ad introdursi nel mondo del lavoro e soprattutto a ricavarne le soddisfazioni che si attendevano. Sono costoro che a centinaia, ogni anno si rivolgono attraverso l’Associazione ad agenti di emigrazione di fiducia per emigrare in Australia. La risposta e’ sempre stata basata, senza attendere la nuova normativa, sul fatto che l’Australia non e’ un’appendice dell’Italia, ma è un grande paese anglosassone di cui se non si conosce molto bene non solo la lingua ma la cultura, i livelli e gli standard professionali è completamente inutile pretendere di sfondare e quindi di fare domanda di emigrazione. La nostra risposta è sempre stata: cominciare con il visto di studio. Adesso la normativa australiana ha reso ben chiaro che ci sono possibilità contingenti per medici ed ingegneri e professionisti IT , ma il loro inserimento nel mondo del lavoro deve essere preceduto da due o tre anni di studio universitario in Australia. E’ costoso? Si relativamente lo e’, ma è anche consentito lavorare e studiare e quindi gradualmente entrare nella società professionale e produttiva australiana. In un mondo altamente industrializzato e professionalmente avanzato come l’Australia come si fa a pretendere di entrarvi senza una laboriosa e sudata preparazione? Senza un minimo di mezzi di sostentamento personale ? Al di fuori di una preparazione profonda e mezzi adeguati, gli italiani che vanno in Australia in cerca di lavoro, possono ritrovarsi come dei "vu comprà ". Questa è la realtà che l'Associazione Italia-Australia cerca di fare entrare nel concetto che gli italiani in generale, sovente, hanno dell'Australia. Gli studenti italiani devono guardare all’Australia prima di impegnarsi a pagarsi a frequentare e pagare i propri studi universitari in Italia. Hanno a disposizione il visto vacanza lavoro, in dodici mesi possono girare l’Australia, orientarsi e decidere se spendere i soldi per pagare corsi universitari in Italia o in Australia dopo che sul posto si sono convinti che l’Australia è meglio dell’Italia per il loro futuro professionale. E, certamente lo è ha detto il presidente Romiti. A costoro l’Associazione può essere utile con informazioni e consigli fatti da una esperienza che data dal 1976 anno di fondazione dell'Associazione e che li conducano passo a decidere sulla strada da intraprendere in Australia. Al di fuori di questo schema, ce’ l’altro schema quello dell’impiego garantito da un contratto di lavoro che consenta di accedere ad una domanda di emigrazione che abbia possibilità di rapido successo. L’ Australia, in questa crisi globale si è confermata come la Svizzera dell’Asia Pacifico. Per l’imprenditoria italiana, ha detto Romiti, l’Australia è forse l’unico paese al mondo in cui si possa con sicurezza investire se si possiede tecnologia e capitali . Altro che aprire succursali nei paesi dell’est europeo e tantomeno in Cina. Dall’Australia possono esportarsi in tutto il mondo asiatico e pan oceanico , USA inclusa, manufatti e prodotti finiti che l’imprenditoria italiana in Australia potrebbe produrre nella più assoluta sicurezza di non vedersi clonata come succede in Cina, di vedere la propria produzione accettata in tutto il mondo come genuina, consistente ed a norma e di non avere mai il fiato sospeso sull’evolversi negativo della politica locale. I costi della mano d'opera? Cominciamo con il dire che il dollaro australiano è gà un vantaggio con l'euro mediamente al 30-40 per cento di valore in più sul dollaro australiano. E poi chi dice che la mano d'opera cinese sarà sempre sottopagata rispetto ai paesi civili? Inoltre l'Australia è la fonte mondiale di tutte le materie prime dall'agricoltura ai minerali di ogni genere al petrolio, alle fontio energetiche alternative. |