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   Indice del Forum > Italiani in Australia > Italiani d'Australia perdita di visibilità
 
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Posted - Giovedi 1 Settembre 2005 11:00:14 AM  

L’editoriale di Nino Randazzo su “Il Globo” di Melbourne e “La Fiamma” di Sydney
Italiani d’Australia: perdita di visibilità
MELBOURNE/SYDNEY - C’è una questione che va ripresa e un discorso che va rifatto. Sulla visibilità della presenza italiana in Australia. Su una maggiore valorizzazione del suo ruolo ai livelli istituzionali, sia italiani che australiani. Sulla individuazione, e relativi equi riconoscimento e utilizzazione, di tutti quegli elementi che contribuiscono in ogni settore d’umana attività alla vita e allo sviluppo di questo Paese portando sempre nomi d’inequivocabili estrazione e connotati e molto spesso radici e modelli culturali, legami di sangue e richiami specifici di civiltà, tradizioni e coscienza, che caratterizzano la nostra etnia all’estero per diverse generazioni.

Vale la pena tornare sull’argomento, per quel particolare momento che si sta attraversando, dove gli italiani d’Australia vengono sempre più percepiti come parte totalmente assorbita, assimilata, della società, del “mainstream”, da non farli quasi più considerare dai governi locali come una componente della popolazione ancora meritevole o bisognosa di particolari attenzione, assistenza, incentivi. In tale processo vengono fatalmente a diluirsi i distintivi caratteri etnici e culturali e, appunto, il grado di visibilità. Che, invece, in virtù dei cangianti flussi migratori e della completa cessazione da oltre un ventennio dell’emigrazione italiana verso questa parte del mondo, tendono ad aumentare per altri gruppi etnici di più recente e veloce insediamento, ai primi posti quelli asiatici. Questa realtà storica, economica e geopolitica non si ribalta, deve fare il suo corso, anzi ad un ritmo ancora più accelerato nel prevedibile futuro. Ma al contempo dovrebbe imporre, alle competenti istituzioni italiane, maggiori attenzione e impegno a non lasciare disperdere, del nostro gruppo etnico in Australia, quanto rimane ancora operante, qualificato e qualificante, distintivo, visibile. E salvabile.

Non si tratta, dopo tutto, di una componente trascurabile, neppure sotto il semplice aspetto quantitativo, della società australiana. Basta dare appena uno sguardo ai dati dell’ultimo censimento (quello del 2001): la somma dei nati in Italia e dei nati in Australia di origine italiana toccava quota 760 mila (in una popolazione di allora 19 milioni, oggi di 20 milioni da poco superati, dove gli italo-australiani si possono realisticamente porre allo sfioramento delle 800 mila unità). Senza perderci in statistiche e calcoli di percentuali, va semplicemente detto che la consistenza dell’intero gruppo autorizza e giustifica uno sforzo, in attenzione e risorse, più adeguato da parte delle istituzioni italiane, centrali e regionali da far filtrare attraverso le rappresentanze ufficiali, purtroppo oggi – non va neppure dimenticato - semiparilizzate da drastici tagli di bilancio. L’auspicio resta che quegli organismi rappresentativi ed elettivi presenti, quali Comites e CGIE, ed anche la prevista rappresentanza parlamentare diretta degli italiani all’estero nella prossima legislatura italiana possano riuscire a sensibilizzare il governo centrale e le amministrazioni regionali, le cui iniziative in questo settore soffrono di notevole scoordinamento, ad un più rigoroso, mirato e incisivo esercizio dei propri poteri e ad un uso più razionale delle risorse umane ed economiche disponibili. Proprio per arrestare il fenomeno – affievolimento d’identità, restrizione di visibilità – cui si è accennato.

Nel frattempo, però, nell’assenza lamentabilissima di qualcosa come un istituto di affari italo-australiani dove pianificare al più alto livello ricerche e strategie di forme di collaborazione ugualmente utili ad ambo le parti, non mancherebbero le ragioni e le occasioni di iniziative locali, con crisma di ufficialità e in più a costi minimi o quasi zero, per agganciare, o almeno tentare di agganciare, e portare in un quadro generale dei rapporti fra i nostri due Paesi quelle presenze italo-australiane già stabilite e note nei più qualificati ambiti politici e istituzionali d’Australia. Non mancano uomini e donne-punti di riferimento, e in numero sorprendente, di nascita o d’origine o particolare sensibilità etnica italiana anche solo a livello di rappresentanze parlamentari. *

Della categoria in esame, nel Parlamento federale si contano almeno due senatori e cinque deputati. Nel Parlamento statale del New South Wales, fra Camera Alta e Camera dei deputati ce ne sono ben 12, metà dei quali con incarichi ministeriali, a cominciare dal premier e ministro del Tesoro Morris Iemma (e un terzo dell’intera compagine ministeriale, 6 su 18, è di italo-australiani). Negli altri Parlamenti statali, se ne ritrovano: sei nel Victoria, cinque nel Western Australia, altri cinque nel South Australia, e uno è stato eletto, in un’elezione suppletiva appena lo scorso sabato al Parlamento unicamerale del Queensland.

Se a questo gruppo, diciamo, di punta si aggiungono le presenze, numerosissime, di italo-australiani nelle amministrazioni locali, nelle dirigenze ministeriali federali e statali e nel mondo dei media (dove in particolare spuntano, e s’impongono, in rapida successione), si ha un primo obiettivo, bene individuato e raggiungibile con relativa facilità, al quale puntare per un disegno di rivitalizzazione dei languenti rapporti italo-australiani. Per rilanciare un discorso bilaterale di sostanza, che dai piani istituzionali raggiunga e coinvolga le basi comunitarie. Per associare, nel ciclo evolutivo della società australiana, un carattere di nuovo dinamismo all’etnicità italiana. Per non continuare a perdere di visibilità. (Nino Randazzo-Il Globo-La Fiamma)





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Utente Anonimo
 
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699 Post
 
   
Posted - Domenica 14 Maggio 2006 11:52:34 AM  

cerco una cuginadebiase genoeffa mi potete trovare la sua mail o il suo n telefonico grazzie alberto zapparrata

alberto@oro-net.it
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