i debiti dei genitori ricadono sui figli

Quando muore un genitore sicuramente il dolore da affrontare è molto grande poiché ci lascia la persona che ci ha cresciuti e accompagnati per tutta la vita.

Purtroppo i duri compiti e le regole che circondano il quotidiano a volte non ci permettono di poterci abbandonare alla sofferenza per il nostro grave lutto; in automatico scattano una serie di obblighi da espletare dal punto di vista pratico e burocratico.

Ad esempio i conti correnti devono essere immediatamente chiusi, se si ha la firma, se non si vuole che il saldo venga congelato; si deve  provvedere nell’immediato all’organizzazione del funerale, a reperire il certificato di morte del defunto presso Comune di Residenza.

In alcuni casi possono anche subentrare problemi che riguardano la successione dei superstiti.

Chi era a conoscenza di alcuni debiti contratti dal genitore scomparso quando ancora in vita, può essere non poco preoccupato della situazione, che comunque non si estingue alla morte del proprio caro o almeno così parrebbe.

I debiti dei genitori ricadono sui figli? E’ così o esistono casi in cui queste incombenze non ricadono su chi rimane?

Lo scopriamo nel dettaglio in questo articolo.

La rinuncia all’eredità

rinuncia dell'eredità

I debiti dei genitori ricadono sui figli solo se questi decidono di  accettare l’eredità.

Gli eredi superstiti dunque, se accettano l’eredità quindi il passaggio degli averi, accettano anche eventuali debiti contratti dai genitori. 

Se invece i figli rifiutano l’eredità non sono tenuti al pagamento di nessun precedente impegno esistente.

Gli eventuali creditori, quindi, non potranno rivalersi su di loro, ma solo richiedere di essere pagati tramite quanto rimasto come eredità.

Per quanto riguarda multe e sanzioni invece, gli eredi non sono tenuti al pagamento di una cifra non saldata dal debitore defunto. Per ciò che concerne questo tipo di atti permane la natura personale, per cui non si tramandano mediante la successione.

Debiti quando il genitore è ancora in vita

Ci sono poi dei casi particolari in cui i figli sono chiamati a pagare i debiti dei genitori quando questi sono ancora in vita.

Questo si verifica se ad esempio c’è stata una fideiussione, ovvero se nel caso di accensione di un prestito o di un mutuo presso un istituto di credito, un figlio ha fatto da garante per  il genitore.

Se il genitore è stato insolvente con le rate di pagamento, dovrà pagarle il figlio. Il garante è infatti chi si impegna nel pagamento rateale se il soggetto contraente non lo fa.

Un altro caso di pagamento di debiti del genitore ancora in vita è la convivenza con pignoramento mobiliare. In questa situazione, un figlio convivente può soccombere al pignoramento di oggetti di valore di propria proprietà da parte di un ufficiale giudiziario.

Ciò avviene per la presunzione di proprietà, secondo ciò che prevede la legge italiana. Con la presunzione di proprietà, qualsiasi bene che si trovi in casa del debitore gli appartiene.

Se si vuole evitare un pignoramento, si deve dimostrare la non propria appartenenza dei beni rinvenuti in casa tramite l’esibizione all’autorità competente di fatture o di documenti con data sicura.